Elsa
Schiaparelli nacque a Roma nel 1890 da una famiglia di intellettuali
piemontesi.
Il suo primo
approccio con la sartoria lo ebbe a Parigi quando, in occasione di un ballo,
realizzò il suo primo abito da sera tenuto insieme soltanto da spilli.
Nel 1914 si
sposò con il conte William de Wendt de
Kerlor, uno strano personaggio che predicava le nuove dottrine filosofiche-
religiose di ispirazione orientale che si stavano diffondendo fra gli
intellettuali europei d’avanguardia.
Nel 1919 si
trasferì con il marito negli Stati Uniti, ebbe una figlia, ma nel giro di un
anno il matrimonio si rivelò un disastro e il marito se ne andò lasciando Elsa
da sola con una figlia, da allevare, di salute
cagionevole.
Nel 1922
partì per Parigi dove avvenne l’incontro che, secondo le sue affermazioni,
segnò il suo destino. Conobbe il grande Poiret
che gli regalò un magnifico mantello che lei non avrebbe mai avuto la
possibilità di acquistare.
Nel 1925,
sostenuta dal finanziamento di Mrs Hartley , acquistò la Maison Lambal e nel
1927 presentò la sua prima collezione di maglieria dai colori brillanti che si
ispirava al futurismo di Poiret ed era realizzata con materiali nuovi come il
kasha.
Ma il
modello che la lanciò nella moda fu un golf particolare indossato da una sua
amica che era stato realizzato da una signora armena. Si trattava
di un golf trompe-l’oeil caratterizzato da un particolare punto a
maglia ottenuto con due fili di lana che
davano la possibilità di creare tutta una serie di suggestivi motivi decorativi
. La nuova idea s’impose presto a Parigi attraverso un canale che stava
diventando una norma per la diffusione delle mode: quello delle attrici e dei
personaggi da rotocalco.
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Particolare di golf di lana lavorata a mano | . | | | |
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Nel 1928
Elsa trasferì la propria abitazione e attività in un appartamento in rue de la
Paix, una zona di spicco della moda parigina, dove cominciò a presentare
collezioni di abiti sportivi ben costruiti e progettati, ma colorati e decorati
con immagini e scritte.
Nei primi
anni Trenta i tailleur di tweed e le gonne pantalone divennero la specialità
della casa, insieme agli abiti da sera completati con la giacca.
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Tailleur, in "Vogue", ottobre 1935. |
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La sua
ipotesi vestimentaria nasceva da un’idea fondamentalmente femminista: “vestirsi
diventava una filosofia da gestire con sapienza e intelligenza adottando di
volta in volta i segni adeguati”.
Nel 1933 propose le linee a “grattacielo”, a
“scatola”, a “cono”, a “uccello” e a
“tifone” dove sperimentò una grande quantità di materiali sintetici o
rielaborati chimicamente. Per ottenere queste silhouettes i vestiti venivano
muniti di imbottiture collocate soprattutto sulle spalle.
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Abito da sera, in "Harper's Bazaar", settembre 1934. |
Dal 1935 le
collezioni della Schiaparelli cominciarono ad avere cadenza stagionale e ad
essere concepite ognuna intorno a un tema d’ispirazione che faceva da filo
conduttore tra gli abiti, gli accessori, la cui presentazione in sfilata avveniva attraverso
la stampa.
Il motivo
del volo e dei nuovi mezzi di trasporto fu alla base di entrambe le prime
sfilate del 1936: in febbraio si materializzò nella silhouette “stratosferica e
aeroplano”, mentre nella stagione successiva nacque la linea “Parachude”.
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Cape de verre, in "Harper's Bazaar", febbraio 1935. |
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Modello " Parachude", collezione estate 1936. |
Nel 1937 la
collezione invernale si adeguò invece alla moda che tutte le case parigine
stavano proponendo: gli abiti bianchi, in sbieco, scivolati sul corpo ed
ispirati alle statue greche.
Negli anni
successivi le sue collezioni si articolarono su doppi filoni : da un lato Elsa
si concentrò sull’elaborazione di specifici temi decorativi attorno cui
sviluppare l’intera collezione , dall’altra la collaborazione degli artisti,
quali Cocteau e Dalì diede vita a capi attraverso i quali doveva emergere
il nuovo rapporto fra abito, corpo e pulsioni inconsce.
La prima
collezione che seguì fino in fondo questo criterio fu quella della primavera
1938, dedicata al circo. La sfilata venne organizzata come una parata e molti
capi vennero indossati su calzamaglie, mentre le scarpe costringevano le
modelle a incedere come su trampoli. I vestiti presentati erano i soliti, ma la
novità stava nella decorazione. Ovviamente, anche i cappelli si adeguarono alla
linea generale e furono piccoli feltri conici ispirati ai pagliacci, cappellini
con la piuma e coni gelato rovesciati.
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Particolare giacca, collezione "Cirque", estate 1938. |
La
collezione del 1939, ispirata alla Commedia dell’Arte, fu l’ultima in cui si
espresse il desiderio della stilista di studiare il profondo significato
dell’abito femminile. In questo caso la sfilata si articolò intorno ad un tema
più ambiguo: la maschera. Anche in questa occasione Elsa ricreò un grande
spettacolo popolare, ma lo complicò con piccole maschere che celavano i visi delle
modelle.
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Tre modelli, collezione "Commedia dell'Arte", primavera 1939. |
Allo scoppio
della guerra Elsa partì per gli Stati Uniti e tornò in Francia nel 1944 dove
partecipò a tutte le iniziative per far rinascere la Haute Couture francese,
purtroppo però i tempi erano cambiati e la società che emergeva dalle tragedie
della guerra era totalmente diversa.
Negli anni
successivi il suo interesse nei confronti dell’Alta Moda sembrò diminuire, a
favore della produzione di oggetti e capi sportivi da vendere nella boutique.
Nel 1954
ritenne che la sua avventura nel campo della moda fosse terminata e chiuse
definitivamente l’atelier.